MatriMORO | Lo spettacolo

matrimoro leggera

"Conosci il nome che ti hanno dato. Non conosci il nome che hai."



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Regia 

Adriana Follieri


Aiuto Regia

Fabio Cotone

Claudio D'Agostino


Dramaturg

Francesco Nappi


Attori / Danzatori

Melania Balsamo

Dora De Maio

Cynthia Fiumanò

Fiorenzo Madonna

Francesco Nappi

Nello Provenzano 

Davide Scognamiglio


E con

Davide Scognamiglio

i Non Attori Anziani della III Municipalità di Napoli

Mara Bellitti, Ermanno Chirico, Teresa De Rosa, Elena Montuori, Anna Baldassarre, Giuseppina Baldassarre, Gaetano Napoletano, Antonio Montefusco, Giulia Pesola, Luigi Cozzella

Voci Fuori Campo

Adriana Follieri

Enzo Mirone

Francesco Nappi

Gianpiero Sapienza

Anna Sobczak

Disegno luci 

Davide Scognamiglio


Suono

Gianpiero Sapienza

Scene

Eugenio Picardi | Laboratorio scenografico Art&Craft

Costumi

Lucia Votoni

Collaborazione all'allestimento

Nello Arzanese

Le intermittenZe

Voix Étranges

Cri Eco

Rosa Velotti

Foto di scena

Daniele D'Ari


Coordinamento generale

Barbara Nardacchione



Lo spettacolo MatriMoro è il frutto di un progetto di ricerca iniziato da Manovalanza nel Luglio 2011 rivolto ai giovani attori e danzatori del Sud Italia e alla generazione dei loro nonni.

Facendo confluire nel percorso creativo i diversi settori di teatro, danza, fotografia, video documentario, antropologia e lavoro sul campo, siamo arrivati alla definizione di un prodotto artistico articolato che vede intrecciarsi sulla scena giovani attori professionisti e Non attori anziani.

Sulle trame (an)affettive mutuate dalla storia biblica di Caino e Abele si districano i nodi delle molte domande nate dalla ricerca: la vicenda divina diventa vicenda umana, quotidiana storia di una famiglia e degli amori, delle crisi, dei tradimenti e dei riconoscimenti che al suo interno si consumano; la famiglia diviene luogo di contenimento degli individui e dei personaggi prima e dopo il loro passaggio nel fuori, mondo in cui non si trova posto, mondo precario.

Lo smarrimento dell’uomo che si affaccia al mondo, Caino segnato e condannato ad errare, ci riporta alla domanda di partenza, nel tentativo di riconoscere un capro espiatorio che sia altri da noi: qual è il mio posto nel mondo? Perché il mio sacrificio non è gradito? Chi sta facendo, adesso, la parte di Dio?

Forse Abele, figlio capace di doni graditi a Dio, somiglia ai nostri nonni. Forse Caino siamo noi.

Così misteriosamente colpevoli ci ritroviamo a scoprire il piacere di una profonda assoluzione che sia perdono, che sia dono che non chiede grazie in cambio.

Come mare in balìa della sua stessa forza dirompente, lo spettacolo racconta i riti di passaggio dell’umano nel suo tentato rapporto col divino, in una serrata commistione di generi, estetica vitale di forma che sa continuamente comporsi e negarsi.

 

 

"Mi affido ai sogni ricorrenti.

Quando il giorno non basta più a contenere le visioni, lascio che sia la notte a illuminarle.

La risacca che avanza _lenta_incalzante_ che puntualmente si ritira _ un certo soffocamento rituale _ripetuto_di andirivieni in crescendo_di onda che si fa cavallone e mi investe_risucchia_avvolge in ampia bolla d’aria dentro cui respiro a meraviglia.

Tutto questo è MatriMoro."

 

 

 

... Io quanno 'o sento

specialmente 'e notte

quanno vatte 'a scugliera

e caccia 'e mmane

migliara 'e mane

e braccia

e ggamme

e spalle

arraggiuso cumm'è

nun se ne ‘mporta

ca c' 'e straccia 'a scugliera

e vveco ca s' 'e ttira

e se schiaffea

e caparbio,

mperruso,

cucciuto,

'e caccia n'ata vota

e s'aiuta c' 'a capa

'e spalle

'e bracce

ch' 'e piede

e cu 'e ddenocchie

e ride

e chiagne

pecché vulesse 'o spazio pè sfucà...

 

Io quanno 'o sento,

specialmente 'e notte,

comme stevo dicenno,

nun è ca dico:

" ‘O mare fa paura",

ma dico:

" ‘O mare sta facenno 'o mare".

 

Eduardo De Filippo

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